
La Fondazione Galleria Milano è lieta di invitarvi alla mostra collettiva Alla goccia che mi è caduta in testa passando sotto al tuo balcone, a cura di Giovanni Oberti.
L’appuntamento si inserisce nel ricco palinsesto di Milano Museo City 2026, la manifestazione annuale diffusa promossa dal Comune di Milano che ha l’obiettivo di valorizzare e rendere accessibile al grande pubblico lo straordinario patrimonio museale, artistico, storico e culturale della città.
In linea con lo spirito della manifestazione, che trasforma Milano in un unico grande museo interconnesso e promuove una visione di cultura più inclusiva, il progetto espositivo trasforma gli spazi della Fondazione in un ecosistema fluido, orchestrando un dialogo inedito tra quattordici artisti internazionali di generazioni diverse. L’iniziativa contribuisce così ad arricchire la proposta cittadina in occasione di questo importante evento, sottolineando il valore relazionale dell’arte e l’apertura al confronto tra linguaggi contemporanei.
La mostra parte dal concetto di sospensione acquosa: una miscela eterogenea dove particelle solide insolubili si disperdono in un fluido per definirne una nuova identità. I fluidi elementari e organici che danno forma alla vita, talvolta invisibili, sono l’elemento che permea ogni opera presente. Da una fugace traccia di saliva fermata nel tempo da Marco Dapino al vasto fluire dell’acqua evocato dalla pittura di Andrea Respino; dalle secrezioni chimiche e organiche che Gianluca Concialdi imprime direttamente sul muro, fino alle bolle di sapone cristallizzate nelle litografie storiche di Ed Ruscha.
Queste sono acque intrinsecamente “contaminate”—non degradate, ma alchemicamente trasformate dalla presenza dell’altro. È un incontro internazionale e multi-generazionale dove l’urina urbana di Knut Åsdam e la sensualità ironica del consumo in Natalia LL agiscono come elementi dinamici all’interno di un’unica, vitale soluzione. In questo contesto, le opere non sono oggetti isolati, ma ingranaggi di un dispositivo più ampio: dalle conchiglie assemblate di Giulio Delvè che richiamano il mare, alla scultura sospesa di Marco Sgarbossa, ogni lavoro definisce lo spazio che lo contiene.
I mezzi impiegati sono ferocemente indipendenti, un vortice di metodologie dove il video stesso si declina in linguaggi opposti: dalla performance familiare di Ragnar Kjartansson alla resistenza politica di Goldschmied & Chiari [goldiechiari], fino alle strutture visive di Giancarlo Norese e alle declinazioni digitali di Damon Zucconi.
Alla goccia che mi è caduta in testa passando sotto al tuo balcone non è una rassegna di pratiche condivise, ma si offre come una sincera recensione d’amore. È una testimonianza della prossimità scelta, come quella svelata nell’intimità fotografica di Ottonella Mocellin o nella tensione performativa di Lucia Cristiani. Questa vicinanza è a volte una generosa forzatura di connessione tra compagni, mentori e figure osservate da lontano.
In definitiva, questa disposizione collettiva non è un gesto preciso, ma assume la forma di una nuvola imprevedibile che trattiene la pioggia. Un’offerta che resta profondamente onirica e universale.
Opere in mostra di Knut Åsdam, Gianluca Concialdi, Lucia Cristiani, Marco Dapino, Giulio Delvè, Goldschmied & Chiari, Ragnar Kjartansson, Natalia Lach-Lachowicz, Ottonella Mocellin, Giancarlo Norese, Andrea Respino, Edward Ruscha, Marco Sgarbossa, Damon Zucconi.
È sotto la pelle
È nella pancia.
È nei denti
Che vorrebbero mordere tutto.
Rabbia furia frustrazione
Tutto diventa delirante eccitazione.
Famelico bisogno di godere
Di bagnato e di disperazione.
Urla ubriache e distruzione.
Mai giusto
Sempre sbagliato.
Ferire l’anima e la carne
Fare scelte distruttive e riderne
Pisciarsi addosso dal ridere.
Penso tutto
E non faccio niente.
Morirò di stenti.
Annika Pettini, 2025
Volevamo fare bollire il naviglio e creare la nebbia
con la fame di un ladro in fuga, lo stomaco vuoto,
ma un porta tovaglioli d’argento saldo nella tasca.
Pisciando in mare urteremo le alghe e le conchiglie tutte
già offese delle robe che sputa l’uomo in forma di schiuma
che in poco torna calma che vien voglia di assaggiarla.
Acquolina, così piccina, poreva essere la bava colante
di un cane randagio cacciato con la candeggina.
Sotto un nido che a sua volta è sotto un tetto.
La nuvola di una ciminiera respirata in petto.
L’alone cangiante della benzina nelle pozzanghere
e della superficie delle bolle di sapone in controluce.
L’incoscienza è iridescenza.
Ti aggrediremo con i denti che hanno solo le parole scritte a mano o i disegni.
Gesti patetici che divengono poetici, come l’olio che trapela e affiora,
galleggia e affonda e calando sporca.
Come il nero della seppia divenuta preda si diluisce poi in tutto il mare.
Il tuo governo mi lecca gli occhi fino a dietro alla retina,
dentro, nel buco per rubare il sale.
Limpida e condita come la lacrima, liscia come la saliva.
Non resisteva più e l’ha fatto qui, perché non piove o userei il fazzoletto.
Ho il sentore che tutto finisca presto forse proprio oggi stesso.
Quell illusione di avercela fatta profumata di cola.
Però è la puzza di piscio ai piedi dell’albero a cui ti hanno appeso.
Montagna, qual è il tuo problema? La pioggia che ti taglia?
Come spremere un sasso, anche cercando di scrivere porcate, escano sempre cose meravigliose.
Contaminare il sentimento che colma l’anima,
come un vaso di vino in cui cade un cucchiaio di aceto.
Annaffiamo le piante del mio nemico, farò un lago sul tavolo quando non ci sarete più.
Giovanni Oberti, 2026
Installation view, ph Floriana Giacinti














